Audioguida e descrizione
- Data: 1991
- Materiale: Bronzo
- Dimensioni: 395 H x110x120 cm
Questa scultura fu creata per il padiglione svizzero dell’Esposizione Universale di Siviglia del 1992. Daniel scrisse: “l’opera costituisce una prova di virtuosismo tecnico da parte della Fonderia Caporrella che, montando pezzo per pezzo, ha costruito un’alta colonna”.
I tritacarne sono simbolici della “bocca umana quale sede di una violenza ancora bestiale”, come indica il termine tedesco che li denomina “Fleischwolf” (lupo carnivoro). L’idea originaria del tritacarne-bocca divoratrice risale al 1962, quando l’artista montò il suo primo tritacarne su un bastone di sostegno, che oggi si conserva presso il Museo d’Arte Moderna di Vienna. Ma a guardare bene tra i particolari del fitto montaggio di elementi, si scopre una delle contraddizioni dell’artista: si è dinanzi ad una “fontana cannibalica” ma rigeneratrice invece che trituratrice. I tritacarne infatti anziché che macinare carne per polpette, espellono dai loro ingranaggi arti umani interi. Situazione inconcepibile e decontestualizzata, che genera e coltiva una sensazione di libertà e fantasia onirica, proprie di quella poetica del surreale che Spoerri ha rappresentato anche nel teatro e nei soggetti cinematografici.
L’artista non perde di vista nessuno dei motivi ispiratori della sua sensibilità ambientale e ha così sostituito il titolo originario di “Fontana-tritacarne” con “Gocciolatoio”, volendo sottolineare quel brusio dell’acqua che sbatte sulle irregolari sporgenze degli ingranaggi metallici e sollecita impressioni sensoriali che si confondono coi i suoni della campagna.
(Per gentile concessione della Fondazione “Il Giardino di Daniel Spoerri“)
